16 Mar 2020

La convivenza con gli animali ai tempi del Covid-19

Ho riflettuto per diversi giorni prima di decidere se scrivere o meno sull’argomento Covid-19.
Perché se ne parla così tanto che non volevo aggiungere ulteriore “rumore” sulla questione Coronavirus.

Tra esperti veri e finti, telegiornali e speciali di approfondimento, siti web e social non si parla d’altro. Tra decreti, proclami, ordini e contrordini stiamo davvero vivendo un momento surreale nel senso più vero del termine.

Credo però che alcune riflessioni sulla convivenza con gli animali possiamo farle insieme:

Da quando si è diffusa la notizia del cane di Hong Kong debolmente positivo all’agente responsabile del Covid-19 in tanti si sono spaventati.
E sembrerebbe che molti animali in seguito a questa notizia siano stati abbandonati.

Ecco perché è fondamentale il modo in cui le notizie vengono date e da chi. Le parole e i toni vanno scelti con cura e i pareri devono essere autorevoli per non provocare conseguenze di questa gravità.

Facciamo dunque chiarezza su questa vicenda: il cane in questione, un volpino della Pomerania, è stato sottoposto al tampone perché convivente di una donna risultata positiva al virus. Il cane è stato messo in quarantena per precauzione nonostante il debole titolo del tampone e la totale assenza di sintomi. Alla luce di quanto sappiamo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “gli animali non sono un vettore di malattia per l’uomo né viceversa”, ovviamente alla luce di quanto sappiamo finora.

Del resto se consideriamo l’alta contagiosità per l’uomo e il numero crescente di casi positivi, come medici veterinari avremmo già osservato casi nei cani e gatti che vivono con noi, ma ad oggi non abbiamo notizie in merito.

Anche un pastore tedesco di due anni, convivente di un uomo risultato positivo ha avuto risposta affermativa al tampone ma senza sintomi.

Poi è stata la volta di un gatto in Belgio, di un altro ad Hong Kong e di una tigre nello zoo del Bronx. In generale gatti, furetti, maiali e scimmie non umane sembrerebbero per ora le specie con maggior somiglianza recettoriale al virus rispetto a noi. Gli studi sono ovviamente ancora in corso.

Un’altra cosa su cui vorrei porre l’attenzione è il fatto che il virus (come spesso accade) avrebbe fatto un salto di specie, dal pipistrello all’uomo, a causa della vendita di pipistrelli vivi (appartenenti alla specie Volpe volante) nei mercati cinesi per l’alimentazione umana.

Mi piacerebbe che prima di considerarci estranei a queste pratiche e di conseguenza più civili ci ricordassimo che i polli sono stati venduti vivi fino a non troppo tempo fa anche nei nostri mercati, che fino al Medioevo anche in Europa si mangiavano cani e non solo e che gli animali allevati per la nostra alimentazione vivono oggi in condizioni disumane di sovraffollamento, sono sottoposti a crudeltà inaccettabili e vengono tenuti in vita con trattamenti farmacologici sempre più intensi.

Le conseguenze? Cercate qualche notizia sul gravissimo fenomeno dell’antibioticoresistenza, emergenza planetaria, e la voglia di criticare altri popoli e altre culture ci passa all’istante.
Senza considerare gli aspetti etici (che ritengo non meno importanti) e l’impatto sulla crisi climatica.

Salute globale, crisi climatica, politica ed economia internazionali non sono comparti separati, non possiamo pensare di risolvere una cosa senza affrontare tutte le altre…

Per concludere quindi non c’è motivo di abbandonare nessuno, né di aggiungere dolore al dolore. Possiamo piuttosto provare a rendere prezioso questo tempo di permanenza domestica per conoscere meglio gli animali con cui viviamo, per imparare nuovi modi di relazione e nuovi giochi, per dare nuovo valore al tempo e a tutto quello che credevamo scontato.

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Cinzia Ciarmatori

Sono Cinzia Ciarmatori e ho scelto di diventare medico veterinario e di occuparmi non solo della salute di individui di altre specie, ma anche delle loro famiglie e dell’ambiente in cui tutti viviamo. Leggi di più