
Rimaniamo svegli, non sprechiamo questo momento
Ieri sera è andata in onda la prima puntata del 2020 di Indovina chi viene a cena? condotto da Sabrina Giannini, una giornalista, autrice, produttrice e regista di cui ho grande stima, impegnata in prima linea da anni su fronti per ovvi motivi a me molto cari, primo tra tutti la salvaguardia del pianeta e la protezione degli animali.
Chi si fosse perso la puntata può recuperarla a questo link e ve lo consiglio caldamente.
Sabrina Giannini apre con una domanda che ci stiamo ponendo tutti: Com’è possibile che un virus sia riuscito a varcare il confine di specie passando da un pipistrello all’uomo e diventare così contagioso? E se la pandemia era prevedibile, perché l’umanità si è fatta trovare così impreparata?
Ci siamo svegliati una mattina e ci siamo accorti che il velo dell’illusione che stavamo vivendo si stava usurando, in poche settimane è stato completamente squarciato.
L’illusione era quella di vivere (noi, non tutti) nella parte evoluta del mondo, quella giusta, ricca, con risorse infinite, automobili bellissime e sempre più intelligenti, sensori ovunque, dispositivi collegati alla rete giorno e notte.
Con un clic o anche solo la nostra voce le tapparelle si alzano o si abbassano, le luci o la musica si accendono o si spengono, sappiamo che tempo farà, abbiamo serie e film a disposizione a qualunque ora, possiamo fare tutto, essere per colazione dall’altra parte del mondo, cenare in una capitale europea.
E soprattutto possiamo mangiare quello che vogliamo, quando vogliamo, nella quantità che vogliamo.
Certo, tutto questo ha un costo e quindi lavorare a testa bassa ogni giorno della nostra vita senza farci domande è fondamentale, sacrificando relazioni, affetti, salute. Sacrificando la possibilità di approfondire temi fondamentali, leggiamo qualche titolo se va bene, ci accontentiamo dell’informazione social senza verificare nulla.
E ora? Ci accorgiamo all’improvviso che c’è una realtà che non abbiamo voluto guardare, di cui non abbiamo voluto sapere nulla. Gli ambientalisti e gli animalisti? Degli sfigati. Gli scienziati indipendenti? Ciarlatani. I medici e i veterinari che da anni propongono un approccio integrato e mettono in guardia sulla necessità di tornare a considerare l’individuo, che avvertono dei pericoli di una visione “ingegneristica” della medicina? Ciarlatani anche quelli. Puniamone qualcuno così gli altri avranno paura e sceglieranno il silenzio.
Perché è questo che è successo negli ultimi anni: nell’indifferenza collettiva chi ha provato a guardare le cose in un altro modo, chi ha cercato di avvisare del pericolo che correvamo è stato messo a tacere, in nome di un capitalismo industriale che ha ridotto anche l’agricoltura e l’allevamento degli animali a una macchina, con la promessa mai mantenuta di eliminare la fame nel mondo.
E che invece ha schiacciato tutto.
E ora?
Ora possiamo scegliere. Passata l’emergenza vogliamo tornare ad abbassare la testa e a vivere e lavorare nello stesso modo per tornare a drogarci di illusioni e non accorgerci di cosa sta accadendo fino al prossimo disastro naturale o alla prossima pandemia (e gli studiosi sanno bene che gli intervalli tra una e l’altra saranno sempre più ridotti) oppure vogliamo che questo tempo, questo dolore, questa sofferenza non siano sprecati?
Qualcosa che possiamo fare subito c’è: chiediamoci cosa stiamo mangiando, da dove arriva, come è stato prodotto, quanta sofferenza ha provocato, quante sostanze tossiche contiene e quante ne sono state rilasciate nell’ambiente per produrlo, per esempio.
E quando torneremo ad esprimere il nostro parere elettorale chiediamo che chi ci rappresenta (non chi ci governa, chi ci rappresenta) ci dica cosa intende fare per l’ambiente e gli animali e di conseguenza per la nostra salute. E facciamo attenzione che le promesse non rimangano solo promesse.
Rimaniamo svegli.
Articolo di: Cinzia Ciarmatori
Immagine: fanpage.it