Gli insetti saranno il cibo del futuro?

 In RIFLESSIONI DI UN VETERINARIO

Gli esperti prevedono che nel 2050 la popolazione mondiale supererà i nove miliardi.
Il problema delle risorse si fa sempre più urgente, anche in tema di alimentazione.
Per questo motivo si sta lavorando alacremente per cercare fonti proteiche alternative di origine animale.
La FAO sta guardando con attenzione agli insetti come cibo del futuro.

Sarà davvero così? Qual è la situazione attuale? Perché proprio gli insetti?

E soprattutto, è davvero l’unica alternativa?

Insetti cibo del futuro

Si parla di cibo del futuro per i Paesi occidentali, perché gli insetti sono in realtà anche cibo “del passato e del presente”.
L’uso di insetti per l’alimentazione umana e degli animali allevati ha infatti origini remote e sono alcuni miliardi le persone che abitualmente si cibano di questi animali.

Quello che cambia dunque è la possibilità di allevare in modo intensivo gli insetti per produrre farine ad elevato contenuto proteico per l’alimentazione umana e degli animali domestici e di proteine trasformate e idrolizzate per i pesci allevati e i ruminanti.
In base alle normative vigenti infatti, in particolare al regolamento Feed Ban, i ruminanti non possono essere alimentati con farine di origine animale.

Dagli insetti vengono ricavati anche oli utilizzati sia come fonte lipidica che come alternativa agli idrocarburi.

Perché proprio gli insetti?

I motivi sono molteplici.

  • Prima di tutto si tratta di animali con cicli di vita brevi, che crescono quindi rapidamente passando dallo stadio larvale a quello adulto in pochi giorni o settimane
  • Sono molto ricchi da un punto di vista nutrizionale, con un elevato contenuto proteico, lipidico, di vitamine e oligoelementi preziosi
  • Contengono sostanze bioattive in grado di stimolare il sistema immunitario e modulare il microbiota
  • Presentano anche composti antibatterici a cui si guarda con attenzione, dal momento che il problema dell’antimicrobicoresistenza (AMR) è una vera e propria emergenza
  • Molti animali allevati come cibo per la nostra specie si nutrirebbero di insetti se fossero in natura e fornire loro larve vive, secondo alcuni studi, ne migliorerebbe le condizioni di benessere
  • Gli insetti hanno inoltre un elevato indice di conversione: sono in grado cioè di trasformare materiale organico di scarso valore in cibo di elevato contenuto proteico
  • Richiedono un quantitativo di acqua, altra risorsa in pericolo, molto più ridotto: se per la produzione di un chilo di carne bovina occorrono 9500 litri, 3000 litri per un chilo di carne suina e 2150 litri per un chilo di carne di pollo, per un chilo di grilli bastano 3 litri d’acqua
  • Anche lo spazio richiesto è decisamente diverso: 15 metri quadrati per un chilo di grilli contro 200 metri quadrati richiesti per il corrispettivo in carne bovina
  • L’emissione di gas serra, altro parametro fondamentale quando si parla di sostenibilità, andrebbe dai 7.08 g di CO2 per kg di massa corporea al giorno per i bovini a 0.09 per i grilli
  • Consentirebbero inoltre un’economia circolare efficiente, nutrendosi ad esempio di scarti vegetali, residui della lavorazione della soia e altri materiali organici che verrebbero altrimenti persi come rifiuti.

Quali sono gli insetti proposti come cibo del futuro?

Si tratta di diverse specie, anche se il numero è decisamente inferiore rispetto alle circa 200 consumate abitualmente in diversi Paesi del mondo.

Per l’allevamento si guarda soprattutto ad alcuni ditteri e alcuni imenotteri. Tra questi troviamo la mosca domestica (Musca domestica), la mosca soldato (Hermetia illucens), le tarme della farina (Tenebrio molitor), i grilli (Acheta domesticus).

Alcuni di questi, in base alle normative, saranno autorizzati per il consumo umano e dei pet. Altri invece per gli alimenti da somministrare agli animali allevati per la carne.
Per quanto riguarda il cane esistono già alcuni prodotti commerciali a base di insetti, utilizzati in particolare in caso di allergie alimentari. Un problema molto più diffuso di quanto si pensi sul quale varrebbe la pena riflettere.

Molti di questi, in particolare le tarme della farine e i grilli, sono attualmente allevati per la pesca e per l’alimentazione dei rettili.

Tenebrio molitor, la tarma della farina

Alcune riflessioni

Mi occupo di insetti da molti anni, da punti di vista differenti.

Oltre vent’anni fa li ho allevati per un paio d’anni per avere una fonte di cibo di qualità per uccelli, rettili insettivori e anfibi: grilli di diverse specie in particolare, ma anche tarme della farina, blatte, drosophile.
Mi hanno sempre affascinato e ho passato ore ed ore ad osservarli, a studiarli per comprendere come allevarli al meglio.

Come spesso accade però studiarli in modo così approfondito per conoscerli mi ha spinto ad amarli.

Ho smesso di allevarli e ho iniziato a cercare modi per curarli: qualche anno fa ho trattato con la medicina omeopatica una colonia di Neoponera apicalis, formiche giganti sudamericane, un caso clinico che ho pubblicato e presentato proprio per la sua peculiarità ad alcuni congressi nazionali e internazionali.

Per le api ho una passione viscerale e studio anche per loro metodi alternativi e integrati di cura. Per poterne aiutare la conservazione in un ambiente sempre più inospitale per loro e per molti altri insetti a causa dell’intervento antropico.
Il loro ruolo (e non solo il loro) come impollinatori per la salvaguardia della vita sul Pianeta è ben noto. Eppure non vedo alcuna seria presa di posizione contro l’uso folle e indiscriminato di insetticidi e altre sostanze tossiche.

Né vedo schiere di politici e amministratori affannarsi per affrontare in modo consapevole e trovare soluzioni concrete e attuabili contro lo scempio dell’agricoltura intensiva. O del monopolio sui semi da parte di pochissime multinazionali (molte delle quali dopo la seconda guerra mondiale hanno convertito la produzione di sostanze tossiche ad uso bellico in veleni per l’agricoltura).

Conclusione

Ho deciso di affrontare l’argomento degli insetti come cibo del futuro seppur, lo confesso, mi mette molto a disagio.

Mi chiedo se davvero sia una soluzione, per il sostentamento della nostra specie, sostituire gli animali che negli ultimi secoli abbiamo sempre più sfruttato, umiliato, violentato, torturato e ucciso per mangiarli e trasformarli in ciò che siamo convinti ci serva, con altri animali.

Qualcuno penserà che in fondo gli insetti sono più in basso nella scala gerarchica nella quale ci siamo posizionati in cima, che non possiamo considerarli esseri senzienti, che non soffrono.

Eppure per tempi lunghissimi abbiamo creduto che la nostra fosse l’unica specie in grado di provare dolore, l’unica in grado di vivere immersa in un mondo di emozioni.

Oggi gli studi ci dimostrano in modo inconfutabile che non è così e mi chiedo se per gli insetti non accadrà la stessa cosa: un giorno gli studi (senza i quali la realtà sembra non esistere!) ci racconteranno che ci stiamo sbagliando, di nuovo?

Non potremmo impegnarci di più a trovare soluzioni davvero alternative per nutrirci, che mettano fine all’allevamento intensivo di qualunque individuo?

Articolo di Cinzia Ciarmatori, DMV, GPCert(ExAP)

Immagine: GreenMe

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