Premio Nobel a Parisi per la complessità del reale

 In RIFLESSIONI DI UN VETERINARIO

Giorgio Parisi ha ottenuto il Premio Nobel “per la scoperta dell’interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici, dalla scala atomica a quella planetaria”.
Negli anni Ottanta ha scoperto i modelli nascosti in materiali complessi e all’apparenza disordinati, il suo è uno dei contributi più importanti alla teoria dei sistemi complessi.
Perché consente di comprendere e descrivere molti fenomeni diversi (apparentemente del tutto casuali), non solo in fisica, ma anche in altri settori molto diversi, come la matematica, la biologia, le neuroscienze e l’apprendimento automatico.

Il mio augurio? Che la medicina si renda al più presto consapevole di essere rimasta tra le poche discipline scientifiche ancorate ad un modello di pensiero non più all’altezza dell’attuale visione del reale.

Premio Nobel, onore a Parisi e alla scienza della complessità

“La fisica di Parisi è caratterizzata dalla capacità di muoversi tra campi diversi – si legge sul Corriere della Sera – che è il marchio di un grandissimo scienziato; ma è anche espressione dell’aspetto migliore della cultura italiana: la capacità di guardare i problemi dall’alto, con lungimiranza, al di là delle specializzazioni, e anticipare le grandi direzioni di ricerca che si possono rivelare fertili”.

Negli ultimi anni le ricerche di Parisi hanno messo in correlazione due tra le più grandi “emergenze” del nostro tempo, la pandemia da virus e la paura che accompagna la crisi climatica in atto, con i suoi fenomeni apparentemente fuori controllo.

“Un Nobel – si legge su un altro quotidiano – allo studioso e alla scienza che studiano il funzionamento di due sistemi, quello biologico e quello climatico, che sono l’oggetto, quasi esemplare, della disciplina scientifica, matematica, fisica e statistica, chiamata “della complessità. Insomma, un Nobel alla realtà”.

Il Premio Nobel Giorgio Parisi

Cosa sono i sistemi complessi?

I sistemi complessi sono tutti quei sistemi che sono lontani da uno stato di equilibrio. In cui l’interazione di molti componenti individuali produce comportamenti globali che sembrano difficili da prevedere.

Fino ad Einstein e alla teoria della relatività, siamo ad inizio Novecento, la visione illuminista dipingeva la natura come un tutto unitario. Che seguiva ad ogni livello le medesime leggi fisiche.

Gli organismi biologici erano (e per la medicina sono ancora) assimilabili a macchine, con organi e tessuti con funzioni separate tra loro.

Da Galileo a Leonardo, passando per Copernico, Keplero, Bacone, Cartesio e Newton, nel Sedicesimo e Diciassettesimo secolo, quelli della Rivoluzione scientifica, gli scienziati per descrivere i fenomeni naturali dovevano limitarsi a studiare quelle proprietà dei corpi materiali che potevano essere misurate, forma, numero e movimento.

Tutte le altre proprietà, il colore, il suono, il sapore, l’odore, sono state liquidate come proiezioni mentali, escluse dal campo di indagine della scienza.
Per non parlare di qualità più complesse, come la salute e la sensibilità etica.

La scoperta del microscopio nella seconda metà dell’Ottocento rafforzò ulteriormente il pensiero meccanicista e vide la nascita della teoria cellulare, l’inizio dell’embriologia moderna e della microbiologia, la scoperta delle leggi dell’ereditarietà con il dogma di Crick del 1958.

Dogma che ha condizionato enormemente il futuro della medicina e che l’epigenetica ha completamente ribaltato.

Scienza contemporanea e sistemi complessi. Premio Nobel a Parisi.

La scoperta e l’approfondimento dei sistemi complessi, valso il Premio Nobel a Parisi, modifica profondamente la visione del reale.

Oggi sappiamo che la realtà non funziona in modo lineare, seguendo le leggi della fisica e della biologia classica. Si tratta piuttosto di un insieme di sottoinsiemi che interagiscono tra loro, ognuno con variabili e dati peculiari.

Un sistema di reti ricco e informato. In cui anche piccole variazioni del sistema iniziale possono produrre variazioni imprevedibili e a lungo termine, come teorizzato dal famoso “effetto farfalla” di Lorenz.

Per la teoria della complessità questo effetto caratterizza tutti gli ambiti del funzionamento della natura, ma anche di attività “umane”. Dal clima all’economia, dalla biologia (virus inclusi) alla borsa.

Cosa comporta, tra mille altre cose, questo cambio di paradigma? La perdita della certezza dei risultati e della possibilità di previsione degli scienziati, da sostituire con capacità statistica e studio della probabilità.

Evoluzione e dinamica dei sistemi complessi sono quindi determinabili solo in parte, ci piaccia oppure no.

Abbandonare dogmi e certezze granitiche, la sfida più difficile

Siamo chiamati a raggiungere un nuovo livello di consapevolezza, che ci richiede un passo epocale. Abbandonare la visione di una scienza in grado di emettere sentenze, dogmatica e incontrovertibile, che non lascia spazio a variabili e indeterminatezza.

Quella che oggi possiamo considerare l’ingenuità del positivismo è davvero fuori tempo massimo. Nonostante in alcuni ambiti in particolare, come quello medico, si puntino i piedi per frenare la corsa ad un nuovo che avanza in modo inarrestabile.

L’osservazione profonda della natura e degli animali, senza pregiudizi e preconcetti, ha portato alla nascita delle scienze per come le conosciamo. E da lì occorre ripartire: il Premio Nobel di Parisi, che onora tutta la scienza italiana degna di questo nome, nasce anche da lì, dal suo alzare gli occhi al cielo, ammirare migliaia di storni in volo e chiedersi in base a quali complessi fenomeni riescano a volare senza mai urtarsi tra loro.

Grazie storni dunque e grazie Giorgio Parisi, Syukuro Manabe e Kalus Hasselmann.

Articolo di Cinzia Ciarmatori, DMV, GPCert(ExAP)


Post recenti
Contact Us

We're not around right now. But you can send us an email and we'll get back to you, asap.

Illeggibile? Cambia il testo. captcha txt
la-medicina-veterinaria-che-vorrei