PNEI in Medicina Veterinaria

 In MEDICINA INTEGRATA

Negli ultimi anni si parla con sempre maggior frequenza di PNEI anche in Medicina Veterinaria.

Di cosa si tratta e perché è così importante parlarne?

PNEI in Medicina Veterinaria. Perché è importante parlarne?

PNEI è un acronimo che sta per Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia.

Si tratta di una disciplina scientifica che studia e approfondisce il legame e le connessioni tra psiche e i grandi sistemi di regolazione fisiologica.
Il sistema neurologico, endocrino e immunitario.

Più in generale possiamo definirla come una modalità di ricerca delle neuroscienze e di epistemologia clinica della salute e della malattia (espressione che indica l’attuale conoscenza scientifica) che guarda all’individuo come ad un’unità interconnessa. Nella quale sistemi psichici e biologici comunicano a più livelli e si condizionano a vicenda.

Oggi più che mai sappiamo che l’approccio meccanicistico cartesiano, quell’approccio riduzionista che guarda all’essere umano (e agli animali in generale) come ad una macchina, non è più accettabile. Perché rappresentativo di un modello di realtà superato.

Non solo per noi quindi ma anche per gli animali è necessario che la medicina integri le più recenti acquisizioni della fisica, della biologia e delle neuroscienze. E torni a considerare la stretta interdipendenza tra emozioni e salute.

Quando nasce e come cresce la PNEI?

Si comincia a parlare ufficialmente di Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia negli anni Trenta del secolo scorso, grazie agli studi sullo stress di Hans Selye.
Quello che colpisce i ricercatori dell’epoca è il fatto che la reazione allo stress di un organismo vivente può essere indotta da stimoli diversi.

Sia che si tratti di uno stimolo fisico, infettivo o psichico infatti si attiva la medesima reazione neuroendocrina e neurovegetativa, che mette in azione le ghiandole surrenali inducendole a rilasciare ormoni e neurotrasmettitori.

Con il passare degli anni e il proseguire degli studi diviene sempre più evidente il collegamento tra cervello, stress e immunità: il cortisolo prodotto in risposta allo stress cronico dalle ghiandole surrenali infatti deprime il funzionamento del sistema immunitario.

Non solo, negli anni Ottanta è stato possibile dimostrare che i linfociti, cellule fondamentali dell’immunità, hanno recettori per ormoni e neurotrasmettitori prodotti dal cervello, producendo allo stesso tempo sostanze molto simili: cervello e sistema immunitario quindi dialogano costantemente tra loro, parlano la stessa lingua!

Rete neurale

Le scoperte più recenti

Negli ultimi anni le evidenze sono ancora più numerose e rivelano meccanismi sorprendenti. Confermando scientificamente quello che tradizioni mediche millenarie, dalla Grecia antica alla Cina all’india, sapevano perfettamente: non esiste alcuna separazione tra mente e corpo.

Le fibre nervose periferiche sono in grado di rilasciare sostanze in grado di sopprimere o di attivare la risposta immunitaria.
Le citochine prodotte dalle cellule immunitarie, viaggiando nel sangue o attraverso nervi importanti come il vago, portano messaggi direttamente al cervello. E influenzano importanti funzioni biologiche: possono indurre fame o sazietà o febbre.
Al tempo stesso possono determinare anche risposte psicologiche, inducendo ansia ad esempio, o depressione.

E proprio sul ruolo delle emozioni si sta indagando moltissimo a partire dagli anni Novanta, per confermare ancora una volta la centralità del loro ruolo nel deprimere o rafforzare il sistema immunitario, o anche di disregolarlo aprendo la porta alle malattie autoimmuni.
Non solo, anche il rapporto tra stress cronico e cardiopatie, aterosclerosi e altre patologie cronico-degenerative come il cancro è sempre più evidente.

PNEI in Medicina Veterinaria. Il presente e il futuro.

Il modello di ricerca sulla salute e sulla malattia promosso dalla PNEI non ha confini di specie. Da un punto di vista fisiologico i mammiferi attuano lo stesso tipo di risposta ad eventi stressanti e lo stress cronico ha le medesime conseguenze.
Anche in altre classi come uccelli e rettili l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene si attiva allo stesso modo in corso di stress acuto e cronico. Portando ad analoghe conseguenze.

Gli organismi animali sono reti strutturate e interconnesse che consentono una comunicazione bidirezionale ininterrotta tra sistema psichico e biologico.
Il corpo è nella mente e la mente è nel corpo, senza soluzione di continuità.

Per questo non è più pensabile curare gli animali senza includere nel campo di osservazione il loro universo emozionale, l’ambiente in cui vivono, l’alimentazione intesa sia da un punto di vista nutrizionale che edonico, il contesto famigliare, lo stile di vita.

La neurobiologia delle emozioni non può e non deve essere considerata ad esclusivo appannaggio della specie umana. La prospettiva scientifica di un approccio alla salute e alla malattia fondato su epigenetica, nutrizione, nutraceutica e uso razionale dei farmaci è direttamente applicabile anche alla medicina veterinaria, perché abbiamo le conoscenze sufficienti per farlo e professionisti preparati.

Non c’è motivo dunque per proseguire su quel sentiero riduzionista che ci ha portato ripetutamente a compiere gli stessi errori, sia in medicina umana che in veterinaria.

C’è assoluto bisogno di equipe multidisciplinari che mettano le loro conoscenze a disposizione dei pazienti e delle loro famiglie, che lavorino come reti strutturate e interconnesse: così in alto, così in basso, direbbe qualcuno…

Articolo di Cinzia Ciarmatori, DMV, GPCert(ExAP)

Foto: rispettiamoli.com







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