Interferenti endocrini e animali. Perché è importante parlarne?

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Di interferenti endocrini e animali si parla da tempo.

Si tratta di sostanze con le quali sia noi che gli altri animali veniamo a contatto molto più spesso di quanto pensiamo.

Che cosa sono e dove si trovano?

Perché sono così pericolosi per la salute?

Che tipo di problemi possono creare?

È possibile evitarli?

Proviamo a fare chiarezza sulla base delle conoscenze attuali.


Interferenti endocrini e animali. Cosa sono e perché è importante parlarne?

Gli interferenti endocrini sono ovunque, eppure se ne parla pochissimo.

Si tratta di sostanze che interferiscono “con la sintesi, la secrezione, il trasporto, il legame o l’eliminazione degli ormoni naturali, responsabili del mantenimento di omeostasi, riproduzione, sviluppo e/o comportamento”, secondo la definizione della US Environmental Protection Agency (EPA).

Semplificando, gli interferenti endocrini sono sostanze chimiche, o miscele di sostanze, che interferiscono con la normale funzione ormonale.

Cosa non da poco, se consideriamo che gli ormoni sono stati le prime molecole di informazione, i primi messaggeri, a comparire nel corso dell’evoluzione già negli esseri unicellulari.

Il sistema immunitario e quello nervoso sono “nati” più tardi, il sistema endocrino e gli ormoni erano già lì.

Oggi sappiamo, grazie alla PNEI della quale ho parlato in un recente articolo, che c’è una sinergia tra questi tre sistemi che utilizzano spesso le stesse molecole per comunicare tra loro e con le altre cellule dell’organismo.
Sempre con uno scopo preciso: l’equilibrio delle funzioni vitali e la sopravvivenza.

Ecco perché è importante parlarne, perché sostanze che interferiscono con l’azione degli ormoni, interferiscono in realtà con la vita stessa.
La nostra e quella degli altri animali.

Interferenti endocrini, dove si trovano?

Uno studio del 2015 passa in rassegna le ricerche effettuate sull’argomento fino a quel momento e classifica gli interferenti in questo modo.

Da un lato ci sono sostanze chimiche presenti in natura negli alimenti per il consumo umano e animale, come i fitoestrogeni (di cui è molto ricca la soia ma anche molti altri vegetali), la genisteina e il coumestrolo.

Dall’altro molecole chimiche di sintesi, utilizzate in molti ambiti e materiali.
Solventi industriali, lubrificanti, materiali plastici, pesticidi, fungicidi, alcuni farmaci tanto per fare qualche esempio.

Potremmo essere indotte e indotti e pensare che si tratti di sostanze presenti solo in ambito industriale, ma non è così.

In primo luogo perché gli ecosistemi sono ormai pieni di interferenti: i fiumi, la terra e il mare sono contaminati a livelli inimmaginabili a causa dell’utilizzo di pesticidi e sostanze tossiche in agricoltura e dell’eliminazione con urine e feci di metaboliti ancora attivi di farmaci (basti pensare alla pillola anticoncezionale!) da parte nostra e degli animali con cui viviamo.

In secondo luogo perché le nostre case sono una fonte di contaminazione importante.
Possiamo trovare infatti interferenti endocrini in molte vernici ed altri materiali da edilizia, mobili e tessuti, prodotti per bambini e apparecchi elettronici, ma anche abbigliamento e prodotti per la cura personale come alcuni dentifrici, creme cosmetiche e saponi.

Interferenti endocrini e animali

Facciamo subito una distinzione tra animali selvatici e domestici.

I selvatici stanno pagando a caro prezzo il nostro uso indiscriminato di sostanze il cui effetto tossico è noto da tempo eppure continuano ad essere autorizzate e utilizzate.

Le alterazioni del sistema endocrino ed immunitario stanno colpendo sia organismi acquatici che terrestri.
Invertebrati, pesci, anfibi e mammiferi marini sono particolarmente interessati: molti muoiono, altri sono più sensibili all’attacco di patogeni, altri ancora hanno grandi alterazioni riproduttive.
Ma anche tra i mammiferi terrestri sono state rilevate concentrazioni non banali di alcune sostanze nelle urine, come il pirene e i coniugati di solfato.

Gli animali domestici sono esposti non solo da un punto di vista ambientale ma anche nutrizionale, in particolare se vengono alimentati con cibi industriali che ne contengono.
Uno studio del 2016 ha preso in esame in particolare il Bisfenolo A (BPA), rilevandone la presenza nelle confezioni (sia lattine che involucri) ma anche nel cibo secco e umido. Anche quando si trattava di prodotti dichiarati BPA free.

Non solo.
Alcuni prodotti di uso comune negli animali, come l’antiparassitario Fipronil, secondo gli studi induce nel ratto alterazioni della funzione tiroidea con un meccanismo non ancora del tutto noto.
E se pensiamo che milioni di cani e gatti a cui vengono somministrate tali sostanze entrano in contatto anche con gli ambienti naturali possiamo renderci conto del danno agli ecosistemi.

Di come tutto sia strettamente collegato e di quanta responsabilità abbiamo nelle scelte che compiamo troppo spesso distrattamente, sia per noi che per gli animali.

Alcune riflessioni

Si è parlato per la prima volta di interferenti endocrini nel 1991 e da allora centinaia se non migliaia di studi sono stati pubblicati sull’argomento.
Conosciamo molte di queste sostanze e la loro azione devastante sugli organismi viventi e sull’ambiente.

Sappiamo che la loro azione si esplica in modo particolare sugli individui in accrescimento, sia nelle fasi di sviluppo embrionale e fetale che dopo la nascita.

Il loro ruolo in patologie croniche e degenerative diffuse è ben noto. Come noto è il ruolo in molti problemi riproduttivi, infertilità soprattutto, ma non solo.

Molte specie stanno scomparendo.

Oggi che il verde sembra diventato il colore della politica nazionale sarebbe importante che si dibattesse seriamente sulla necessità di vietare in modo assoluto e senza deroghe l’impiego di molte sostanze dall’azione tossica nota, in tutto il mondo.

Impegnandoci a trovare alternative e studiando metodi di detossificazione ambientale. Se stiamo colonizzando Marte, secondo me ne siamo in grado!

Come consumatori e famigliari di animali cosa possiamo fare?

Non smettere di informarci, porre domande, chiedere prodotti più sicuri per noi e per le altre specie.

Fare scelte consapevoli, valutare le possibili alternative, i pro e i contro di ogni scelta, perché ci sono sempre pro e contro, rischi e benefici, possibilità differenti.

E soprattutto non smettiamo mai di coltivare il dubbio e la curiosità.

Articolo di Cinzia Ciarmatori, DMV, GPCert(ExAP)

Foto di Anete Lusina da Pexels



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