Alimentare un animale o nutrirlo? Non è la stessa cosa.

 In RIFLESSIONI DI UN VETERINARIO

L’alimentazione è l’atto di alimentare, deriva dal termine alimento.
Ma alimento, alimentum in latino, è legato ad alĕre, cioè nutrire.

Che differenza c’è dunque tra alimentazione e nutrizione?

Con alimentazione in genere si intende l’atto di fornire il cibo, che verrà metabolizzato dagli organismi per trasformarlo in energia e nei costituenti essenziali.

Nutrizione invece è il termine che comunemente fa riferimento alla scienza del nutrire. Si occupa di studiare e approfondire il ruolo di ogni singolo macro e micronutriente sulla salute.

Per molti animali, cane e gatto in particolare, la nutrizione si è evoluta. Oggi sappiamo molto meglio di che cosa hanno bisogno e in che quantità.
Eppure consideriamo ancora troppo poco l’importanza degli aspetti emozionali legati all’alimentazione.

Per non parlare del rispetto delle esigenze etologiche delle specie “meno convenzionali”.

Alimentare un animale o nutrirlo non è affatto la stessa cosa.

Alimentare un animale. Cosa significa?

Il rapporto con gli animali è cambiato negli ultimi decenni, è evidente.

Cani e gatti hanno lasciato aie e cortili per conquistare un ruolo di rilievo tra le mura domestiche.
Il loro compito non è più quello di “fare la guardia” o di cacciare roditori e altri animali la cui colpa è quella di attentare alle “nostre” risorse.
Oggi sono membri della famiglia, figli e compagni acquisiti, a volte gli unici ad accoglierci al rientro e a darci il buongiorno al mattino.

I conigli, fino a pochi anni fa poco più che un argomento da cucina, sono il terzo animale da compagnia.

Galline, oche e altri “volatili da cortile” sono scelti sempre più comunemente come compagni di vita.

Topi e ratti, sfidando pregiudizi ancora molto radicati, vengono apprezzati per la socialità.

I pappagalli, volati via dalla spalla di qualche Pirata, hanno sostituito foreste pluviali e savane con i salotti di casa. Hanno saputo creare legami e relazioni profonde con la nostra specie. Molto più di quanto potremmo pensare.

Anche a mucche, maiali, pecore e capre in qualche occasione permettiamo di esprimersi come individui, definendoli intelligenti quando sembrano assomigliarci.

Eppure, nonostante questa vera e propria rivoluzione sociale e culturale, alimentiamo gli animali sempre nello stesso modo. Riempendo una ciotola una o due volte al giorno.

Nutrizione animale, una scienza in rapida evoluzione

La nutrizione animale si sta evolvendo molto rapidamente.

Se fino a pochi (pochissimi!) anni fa i medici veterinari che consigliavano un’alimentazione casalinga fresca venivano derisi e trattati come irresponsabili o estrosi ciarlatani, oggi insigni rappresentanti del mondo accademico si sfidano a colpi di micronutrienti per conquistare il ruolo di nutrizionista dell’anno.

Le ciotole tornano finalmente a riempirsi anche di cibo fresco e vario, con razioni complete e bilanciate che in molti casi diventano preziosi strumenti di prevenzione e cura.

Nonostante i passi avanti però, che spesso consistono solo nel reintegrare conoscenze millenarie, l’unica cosa che facciamo è sempre riempire una ciotola.

Magari di porcellana finemente decorata, ma con cosa, quando e come lo decidiamo noi. Senza mai considerare due aspetti fondamentali: le emozioni e le abitudini alimentari con cui gli animali si sono evoluti in natura. Per le quali sono diventati quelli che sono, sia nell’anatomia e nella fisiologia che nel comportamento.

Alimentare un animale senza dimenticare le emozioni

Il cibo è il nostro legame più intimo e profondo con la natura, lo stesso vale per gli animali.
Cosa c’è di più semplice del mangiare, ma al contempo di più sacro?

In natura il cibo viene conquistato con grande dispendio energetico. Lo sanno bene gli animali che cacciano, che riescono a catturare una preda e mangiare più o meno una volta su dieci.
Ma anche le specie che si nutrono di alimenti di origine vegetale devono spostarsi, a volte compiere lunghe migrazioni seguendo il flusso delle stagioni. Devono rischiare di essere predate, perché per mangiare sono costrette a lasciare la sicurezza delle loro tane.

L’atto del cibarsi è da sempre intriso di emozioni: ansia, stress, paura, eccitazione, frustrazione, sorpresa.

E cosa c’è di eccitante e sorprendente nel ricevere ogni giorno lo stesso cibo, nella stessa quantità e alla stessa ora?

Si potrebbe obiettare che però non ci sono neanche paura e stress, ma questo avrebbe un valore solo se continuassimo a perpetuare nell’errore di dividere le emozioni in buone e cattive.

Tanto più che numerose ricerche evidenziano la preferenza degli animali per “conquistarsi” il cibo, piuttosto che riceverlo passivamente.

Gli animali non sono tutti uguali, neanche quando mangiano

Ogni specie ha le proprie esigenze nutrizionali.

Nell’articolo scritto per Webinar4Vets ho approfondito, grazie ad un recente studio scientifico, le esigenze del gatto.
Le differenze con il cane sono evidenti e non possiamo pensare di farli mangiare allo stesso modo e con la stessa frequenza

E che dire di animali erbivori come i conigli e le cavie peruviane, che in natura si alimentano di cibi poveri di calorie e ricchi di fibra e proprio per questo hanno necessità di mangiare continuamente?
Come possono avere un’esistenza in salute accanto a noi se ci limitiamo a riempire, quando ce ne ricordiamo, un contenitore di cibi ricchi di calorie e poveri di fibra?

Senza dimenticare i pappagalli, che nelle foreste tropicali o nelle savane e ai confini dei deserti volano per chilometri per procurarsi il cibo, scegliendo con sapienza in base alle stagioni e allo stato di salute, curandosi con le erbe o cercando fonti di argilla per disintossicarsi.

Alimentazione è relazione


Quando offriamo del cibo ad un animale, che sia della nostra stessa specie o di un’altra poco conta, stiamo rafforzando un legame, stiamo dicendo “mi prendo cura di te, ho a cuore la tua sopravvivenza”.

Che segnale diamo quando versiamo distrattamente cibo da una busta, quando trasformiamo un atto di cura in una delle mille incombenze di cui ci riempiamo le giornate? Quale valore diamo alla relazione? Quale valore diamo al tempo?

Chiunque abbia avuto il privilegio di notare come cambia lo sguardo di un pappagallo che riesca, con ingegno e impegno, a raggiungere del cibo nascosto con l’incitamento e la collaborazione dei famigliari, non lo dimentica più.

Per gli animali sociali, come noi, mangiare è un atto conviviale. Si creano alleanze a tavola, ci si conosce, si impara il rispetto.

Non è forse il momento di recuperarne il senso più profondo e di condividerlo anche con i nostri famigliari animali?

Guardiamoli e rispettiamoli per quello che sono, informiamoci sulle loro abitudini e necessità, cerchiamo di soddisfarle.

Proviamo a trasformare l’alimentare in nutrire, a coltivare il tempo della preparazione del cibo, dell’attesa.
Condividiamo il piacere di un pasto buono e nutriente, mai uguale, ingaggiamo giochi di caccia e ricerca.

Recuperiamo tempo di qualità e valore. Facciamolo per loro. Facciamolo per noi.

Articolo di: Cinzia Ciarmatori, DMV, GPCert(ExAP)


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