13 Dic 2023

Epilessia del cane e del gatto e dieta chetogenica

Da molti anni in medicina umana la dieta chetogenica ha assunto un ruolo di rilievo nella gestione dell’epilessia, dimostrandosi spesso di grande efficacia in affiancamento alla terapia.
E se stiamo parlando di epilessia del cane o del gatto, che ruolo può avere la dieta?

Parliamo in questo caso di dieta simil-chetogenica, perché ci sono alcune differenze.
Gli studi non sono molti, ma in molti casi l’esperienza clinica ci dice che può essere di grande aiuto, soprattutto nell’epilessia del cane.

Epilessia del cane e del gatto, cosa dobbiamo sapere?

La prima cosa da considerare è che una cosa sono le crisi convulsive, un’altra l’epilessia: anche se spesso si sovrappongono non sono la stessa cosa.
Diverse cause infatti possono provocare crisi convulsive e possono essere cause sia intra che extra craniche.

Potrebbe trattarsi di intossicazioni, avvelenamenti, patologie gravi del fegato o dei reni (che provocano a loro volta intossicazione).
Ma anche alcune parassitosi, malattie congenite o masse tumorali.

Nel caso dell’epilessia invece si tratta di sintomi legati ad un’attività anomala di alcune aree più o meno estese del tessuto cerebrale.
Anche se nell’immaginario comune si tratta di una condizione in cui c’è perdita di coscienza, con iperproduzione di saliva e crampi e spasmi intensi, non sempre è così.

In alcuni casi gli animali rimangono vigili e presentano sintomi molto diversi, a volte solo crampi e vertigini.

Avere una diagnosi è sempre fondamentale e in questo possono venirci in aiuto i medici veterinari esperti in neurologia, che devono escludere (o confermare!) una causa dopo l’altra, spesso con l’aiuto della risonanza magnetica ed altre tecniche di diagnostica avanzata.

Dieta chetogenica ed epilessia

Conosciamo ed esploriamo da tempo la stretta relazione tra intestino, microbiota e cervello (ne ho parlato qui).
Per questo non sorprende che una modulazione della dieta possa avere un ruolo importante anche nel trattamento dell’epilessia.

In medicina umana si parla di dieta chetogenica per indicare un regime alimentare sostanzialmente privo di carboidrati e con un elevato tenore lipidico.
I neuroni infatti, le cellule che compongono il tessuto nervoso, in assenza di glucosio che è la loro fonte energetica principale, possono nutrirsi di corpi chetonici, che il fegato produce a partire dai grassi.

La chetosi è un processo metabolico che l’organismo mette in atto dopo un certo tempo di digiuno.
E non a caso il digiuno è stato consigliato per millenni come cura per l’epilessia (oltre che per molti altri stati patologici e come strumento di prevenzione!).
La dieta chetogenica è stata messa a punto proprio per sostituire il digiuno, perché induce chetosi.

In medicina umana è molto ricca di grassi (quasi il 90% delle calorie proviene dai lipidi), ha un giusto apporto di proteine e un bassissimo contenuto di carboidrati.
I grassi più utilizzati sono gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena (noti come PUFAs) e i trigliceridi a media catena (MCT).

Dieta simil-chetogenica in medicina veterinaria

Al momento non abbiamo molti studi a supporto, questo va detto, e ci basiamo sulle evidenze cliniche che sono comunque di rilevante interesse.
In più i pochi studi che ci sono si basano su prodotti commerciali e non prendono in considerazione (sembra incredibile ma è così) la dieta fresca.

Ciò che sappiamo è che nel cane (e verosimilmente nel gatto) indurre chetosi è molto più difficile: si tratta di animali carnivori e predatori, con una maggior resistenza al digiuno e alla formazione di corpi chetonici.
Eppure sappiamo che una dieta rigorosamente no carb (senza alcuna fonte di carboidrati complessi come pasta, pane, cereali, patate), ricca di alimenti proteici, con un apporto di fibra moderato e con il giusto apporto di grassi a media e a corta catena (MCT e SCFAs) può fare davvero la differenza.

Ancora di più se con le giuste integrazioni di Omega 3, vitamina E, vitamina C e altri antiossidanti.

Perché funziona? È probabile che un ruolo fondante ce l’abbia ancora una volta la stretta relazione tra intestino e cervello.
Se lavoriamo con la terapia e con la dieta anche sull’infiammazione intestinale (che può essere causa, concausa o conseguenza dell’epilessia) miglioriamo anche il funzionamento cerebrale e viceversa.
Senza considerare il ruolo di un microbiota in equilibrio.

Conclusioni

La dieta simil-chetogenica per l’epilessia del cane in particolare ma anche del gatto non è certo una panacea, ma può dare risultati davvero importanti.
A patto che sia formulata da un medico veterinario nutrizionista in accordo e in collaborazione con i neurologi di riferimnto.
Si tratta infatti di un regime alimentare che va protratto nel tempo e il fai da te in questi casi può essere davvero rischioso.

In più anche le terapie vanno spesso modulate insieme alla dieta e la collaborazione e il lavoro di equipe in questi casi può fare ancora di più la differenza, sia per i pazienti che per i loro familiari!



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Cinzia Ciarmatori

Cinzia Ciarmatori

Sono Cinzia Ciarmatori e ho scelto di diventare medico veterinario e di occuparmi non solo della salute di individui di altre specie, ma anche delle loro famiglie e dell’ambiente in cui tutti viviamo. Leggi di più