Per la mia tesi di diploma del master in Filosofia dell’Etologia ed Etica Ambientale avevo scelto un altro argomento.
Ma pochi mesi prima ho deciso di cambiare, per dedicarmi ad una questione urgente che non intendo più rimandare: un manifesto per una nuova medicina veterinaria.

Medicina veterinaria, la fascinazione per la natura

Chirone, il centauro mitologico della Grecia antica, col suo corpo semi-umano e semi-equino è identificato come un capostipite per i medici veterinari.
Divino depositario dei segreti della natura, padre delle scienze umane e veterinarie, oltre che di molte altre arti.

L’origine del termine veterinario sembra risalire al 400 d.C., lo avrebbe coniato il romano Flavio Vegezio.
Caduto in disuso nel Medio Evo, la parola torna in auge grazie alla Scuola di Lione, nel 1761.

Dalle tavolette d’argilla rinvenute a Babilonia e le stele di Susa, primi documenti su temi agricoli e zootecnici, passando per Aristotele fino alla moderna medicina veterinaria, il passo è lungo come la storia della nostra specie: la fascinazione e lo studio dei fenomeni naturali, l’elemento magico e religioso, la superstizione, l’acuta osservazione, l’intuito hanno accompagnato le scoperte di appassionati studiosi fin dagli arbori.

Testimoni passati di mano in mano nella staffetta senza tempo della scienza, a cui la nostra specie si aggrappa nel tentativo di svelare le leggi della natura, per esorcizzarne la paura.

Un ponte tra passato e futuro.

E oggi? Non è più possibile non considerare tutto quello che è accaduto in ambito scientifico, culturale e sociale.
Numerosi e importanti sono stati infatti i mutamenti che, dalla seconda metà del Novecento in poi, hanno influito sul nostro modo di pensare gli animali non umani e rapportarci ad essi: dalle scoperte relative alle complessità delle menti e delle tradizioni culturali degli animali, che hanno condotto alla nascita dell’etologia culturale, dell’etologia cognitiva e dei primi movimenti antispecisti, al loro intrecciarsi a partire dagli anni Settanta, con l’ecologia sociale e l’impegno per la tutela degli animali selvatici e e dei loro ambienti.

Dalla scoperta dell’eredità epigenetica, tra gli anni Ottanta e Novanta, alle sue ripercussioni nell’ambito della biologia evoluzionistica e dello sviluppo che hanno condotto all’emergere di nuovi orientamenti teorici, come i modelli di Sintesi Evoluzionistica Estesa, che mettono in crisi e tentano di superare quell’approccio genecentrico che caratterizzò la “sintesi moderna” tra biologia e genetica maturata nel secolo scorso.

Rivoluzioni che hanno segnato e che stanno segnando in modo indiscutibile la trasformazione del rapporto tra la nostra specie, tutti gli altri viventi e l’ambiente.
Stiamo assistendo alla nascita di nuove sensibilità transgenerazionali: negli ultimi anni sono in costante aumento coloro che scelgono stili di alimentazione e di vita a più basso impatto, non violenti e antispecisti.

Eppure, nonostante tutto questo, la medicina veterinaria sembra tuttora ancorata ad una visione del rapporto tra animali umani e non umani basato, in ultima analisi, sullo sfruttamento: che siano da compagnia, da esperimento, da intrattenimento o da carne c’è sempre quel “da” tra noi e loro.

È possibile pensare che qualcosa possa cambiare anche in ambito accademico?
Sì, è possibile e, credo, anche doveroso.

Ecco perché ho tracciato un manifesto per una nuova medicina veterinaria.

Manifesto per una nuova medicina veterinaria

  1. Superamento definitivo della teoria dell’animale macchina in medicina veterinaria.
    Per tutte le specie senza eccezioni.
  2. Adeguamento alle più recenti acquisizioni dell’etologia, delle neuroscienze e delle scienze cognitive comparate.
  3. Spazi e tempi di insegnamento adeguati per Storia e filosofia della scienza, Filosofia, Etica e Bioetica.
  4. Inserimento della questione animale, dell’etica alimentare e della riflessione su specismo e antispecismo come argomenti o materie di studio.
  5. Protezione e salvaguardia di tutti i viventi e dell’ambiente in un’ottica che, per quanto possibile, sia davvero One Health.
  6. Vigilanza costante affinché portatori di grandi interessi economici, come quelli dell’industria farmaceutica, zootecnica, alimentare e mangimistica non esercitino inferenze di alcun genere nell’ambito della ricerca, formazione e post-formazione dei medici veterinari.
  7. Separazione in indirizzi distinti della formazione dei medici veterinari.
    Non è più possibile accettare che coloro che vogliano formarsi per la cura degli animali familiari, per la tutela e la salvaguardia della fauna selvatica, dell’ambiente e della biodiversità siano costretti a seguire corsi destinati alla formazione di medici veterinari da impiegare nell’industria della carne.

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Cinzia Ciarmatori

Cinzia Ciarmatori

Sono Cinzia Ciarmatori e ho scelto di diventare medico veterinario e di occuparmi non solo della salute di individui di altre specie, ma anche delle loro famiglie e dell’ambiente in cui tutti viviamo. Leggi di più