24 Apr 2024

Rivoluzioni cognitive. Sfida alla teoria dell’animale-macchina

La teoria dell’animale-macchina è una nozione filosofica introdotta da René Descartes, che conosciamo meglio con il nome di Cartesio, nel 1600.

È una teoria che ha avuto un profondo impatto sul pensiero occidentale, sul pensiero di tutte e tutti noi, riguardo alla relazione tra mente e corpo, ma soprattutto tra animali umani e non umani.

Cartesio e la teoria dell’animale macchina

L’idea di base dietro alla teoria dell’animale-macchina di Descartes è che gli altri animali non siano dotati di una mente o di ragione, quella che lui definiva res cogitans in contrapposizione alla res extensa, il corpo.
Agirebbero piuttosto attraverso processi esclusivamente meccanici e riflessi fisici.

Per Descartes, ciò che distingue essenzialmente gli esseri umani dagli altri animali è la presenza di una mente razionale, capace di pensiero conscio e autocosciente, che darebbe origine a caratteristiche e capacità uniche come il linguaggio e la morale.
Gli animali non umani non la possiedono, secondo lui, e quindi possono solo essere considerati alla stregua di macchine complesse, relegati ad un’esistenza puramente fisica e deterministica.

Cartesio e gli altri

Non c’è solo Cartesio, senza dubbio un pensatore molto influente, ma comunque rappresentativo della propria epoca.

Nicolas Malebranche, filosofo e teologo francese, ha esteso alcune delle idee di Descartes, sostenendo tra le altre cose che gli animali non umani, come le macchine, non possiedono una mente propria né capacità di sentire, e che qualsiasi apparenza di sensibilità o dolore in essi fosse semplicemente una reazione meccanica.
Si racconta che prendendo a calci una cagna in cinta ritenesse che i suoi gemiti di dolore fossero tipici cigolii di ingranaggi meccanici.

Leibnz, Hobbes, sono tanti i contemporanei ma anche i successori di Descartes che ne appoggiarono le teorie, seppur con delle differenze.

Altri autori si opposero invece alla visione meccanicistica, elaborando teorie che vedevano un’unione di corpo e mente sia per noi che per gli altri animali.
È il caso di Spinoza e del suo monismo, ma anche di molti altri.

Le implicazioni della teoria dell’animale-macchina

Certo è che la visione cartesiana ha avuto numerose implicazioni etiche riguardo il trattamento degli altri animali: se sono meramente macchine, la loro capacità di soffrire o di provare emozioni non è riconosciuta.
Questa visione ha influenzato (e influenza ancora in troppi casi) la pratica scientifica e sperimentale sugli animali, in particolare in tutti quegli ambiti in cui l’unica cosa che conta è il profitto, spinto al massimo a scapito di chiunque.

Eppure si tratta di teorie e concetti che hanno attraversato varie fasi di interpretazione e critica in un contesto più ampio di questioni filosofiche sulla natura della vita e della coscienza, che è possibile ritrovare anche nei moderni dibattiti sulla mente e l’intelligenza artificiale, ma anche sulle neuroscienze e l’etica animale.

Riflessioni sulla contemporaneità

Nel corso dei secoli, la visione di Descartes è stata messa in discussione da un numero crescente di pensatori e pensatrici, filosofi e filosofe, ma anche uomini e donne di scienza. Da fine ‘700, inizio ‘800, con il crescere dell’interesse nei confronti del benessere animale, fino agli studi contemporanei di etologia cognitiva e culturale e neuroscienze, l’idea che gli animali possano avere forme di coscienza e sensibilità ha avuto sempre maggiori conferme e dimostrazioni.

L’avanzamento tecnologico ha anche sfumato i confini tra organismi biologici e macchine, con lo sviluppo di robot sempre più sofisticati e l’interfaccia tra biologico e artificiale in campo biotecnologico e neurale.
(Ho parlato di diritti dei robot e degli animali qui).
Tutto questo ha portato a nuove riflessioni filosofiche e etiche sulla natura della mente e della coscienza, sia umana che non umana.

Oggi, la teoria dell’animale-macchina è spesso vista come una semplificazione eccessiva e criticata per la mancanza di un’etica. Tuttavia il dibattito sull’intelligenza artificiale e sulla coscienza degli altri animali si rifà ancora alle questioni sollevate da Descartes.
Le sue idee continuano nonostante tutto a condizionare il pensiero filosofico e scientifico nel considerare la profonda questione di cosa significhi davvero essere “coscienti”.

L’evoluzione della teoria dell’animale-macchina riflette un ampio arco narrativo nella storia della filosofia e della scienza, segnando il cammino da una visione meccanicistica degli esseri viventi a una più ricca e complessa comprensione della vita, di cui oggi più che mai abbiamo necessità.

Manifesto per una nuova medicina veterinaria. Oltre Cartesio.

Ecco perché il primo punto del Manifesto per una nuova medicina veterinaria affronta proprio la necessità di superamento della teoria dell’animale macchina per tutte le specie, nessuna esclusa.
Negli oltre quattrocento anni che ci separano da Descartes abbiamo cambiato molte delle idee che avevamo sul mondo, perché è così difficile accettare che non siamo divini depositari incaricati di disporre a nostro piacimento degli altri animali e delle risorse naturali?

Perché nonostante le evidenze scientifiche ci aggrappiamo ancora all’idea che molti animali, in particolare quelli con cui non scegliamo di vivere, non sentano dolore, non abbiano emozioni, non abbiano diritto alla propria autodeterminazione?

Per chi come me si occupa di moltissime specie non è possibile non riflettere sull’assoluta incoerenza di prendersi cura da tutti i punti di vista degli animali familiari, raccontare di cosa hanno bisogno e per cosa soffrono, occuparsi di ogni fase della loro vita e voltarsi dall’altra parte quando individui delle stesse specie vengono allevati nella più totale privazione di ogni loro esigenza, nel dolore e nella sofferenza.

Non è coerente, non è accettabile, non è umano.

Ecco perché come primo punto del Manifesto per una nuova medicina veterinaria ho scelto questo: superamento definitivo della teoria dell’animale macchina in medicina veterinaria. Per tutte le specie senza eccezioni.

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Cinzia Ciarmatori

Cinzia Ciarmatori

Sono Cinzia Ciarmatori e ho scelto di diventare medico veterinario e di occuparmi non solo della salute di individui di altre specie, ma anche delle loro famiglie e dell’ambiente in cui tutti viviamo. Leggi di più