29 Mag 2024

Sponsor e medicina veterinaria. C’è conflitto di interesse?

La questione sponsor e medicina veterinaria è senza dubbio complessa e il conflitto di interesse nella sponsorizzazione della formazione dei medici veterinari da parte di aziende farmaceutiche e mangimistiche rappresenta un tema di grande rilevanza.

Si tratta di un fenomeno che solleva interrogativi etici e professionali sull’integrità della formazione, l’indipendenza dei professionisti e l’impatto sulle decisioni cliniche.
Proviamo ad analizzare alcuni aspetti, cercando di mettere in luce le potenziali conseguenze.

Sponsor e medicina veterinaria. Possiamo parlare di conflitto di interesse?

Un conflitto di interesse si verifica quando un individuo o un’organizzazione è coinvolta in più interessi, uno dei quali potrebbe corrompere la motivazione o la condotta professionale.
Nel contesto della medicina veterinaria il conflitto di interesse potrebbe emergere quando le aziende che producono farmaci, integratori o alimenti per animali finanziano la ricerca e la formazione continua dei veterinari.
Le aziende, anche se la legge lo vieta, potrebbero avere un’influenza diretta sui contenuti formativi privilegiando informazioni che favoriscano i loro prodotti rispetto ad alternative magari più efficaci o convenienti, ma non sponsorizzate.

La formazione continua prevista dal ministero per tutte le professioni sanitarie richiede la partecipazione ad eventi con accreditamento ECM (Educazione Continua in Medicina).
Per la sponsorizzazione di questi eventi la legge prevede l’applicazione di normative nazionali, determinazioni della Commissione Nazionale ECM, accordi Stato-Regioni e delibere regionali. Con la nomina di provider autorizzati che si occupano di accreditare gli eventi e di vigilare sul rispetto delle norme anche in termini di sponsorizzazioni.

Ma per i medici veterinari da anni è attivo parallelamente un altro canale di formazione e post-formazione, che eroga crediti detti SPC in accordo con la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Veterinari (FNOVI).
Chi vigila in questo caso sulle attività degli sponsor? In base a quali normative?

E per quanto riguarda le sponsorizzazioni a mezzo social? Chi si sta occupando della diffusione degli “influencer veterinari”?

Sponsor e medicina veterinaria, implicazioni etiche e professionali

  1. Impatto sulle scelte cliniche: i medici veterinari dovrebbero basare le loro decisioni su evidenze scientifiche imparziali. La sponsorizzazione potrebbe compromettere questa indipendenza, spingendo i professionisti a prescrivere prodotti specifici non necessariamente per la loro efficacia, ma per una percezione influenzata dalla presenza e dal supporto ricevuto nel corso degli eventi legati alla formazione: scuole di post-formazione, congressi, seminari, webinar.
  2. Qualità della formazione: quando la formazione è finanziata da aziende con interessi commerciali esiste il rischio che i contenuti didattici siano parziali, con la conseguenza di determinare una conoscenza distorta. Alcuni trattamenti o prodotti potrebbero essere presentati in modo molto favorevole, senza un’adeguata giustificazione scientifica.
  3. Fiducia nei professionisti: la fiducia che i familiari degli animali ripongono nei medici veterinari potrebbe essere erosa, se avessero la sensazione che interessi commerciali condizionano le scelte mediche.
    La percezione di un possibile conflitto di interesse, anche se nei fatti non ci fosse, può danneggiare la reputazione della professione veterinaria nel suo insieme, con gravi conseguenze dal momento che si tratta di una professione con compiti molto importanti legati alla salvaguardia non solo degli altri animali, ma anche della salute umana e del pianeta.

Quali sono le soluzioni possibili?

  • Trasparenza: la necessità di trasparenza è indiscutibile. I medici veterinari e le istituzioni formative dovrebbero dichiarare apertamente qualsiasi finanziamento ricevuto da aziende farmaceutiche o mangimistiche. Questo permetterebbe a tutti i soggetti interessati, inclusi i familiari di animali, di essere consapevoli delle potenziali influenze commerciali.
  • Finanziamenti indipendenti: promuovere la ricerca di finanziamenti indipendenti per la formazione continua.
    Le istituzioni nazionali e le associazioni professionali dovrebbero essere coinvolte nel fornire supporto economico, per garantire che la formazione dei medici veterinari e il loro giudizio rimangano imparziali.
  • Codici di condotta: implementare e rafforzare dei codici di condotta che guidino le interazioni tra professionisti e aziende. Tali codici dovrebbero delineare chiaramente ciò che è accettabile e ciò che non lo è, promuovendo a tutti i livelli l’integrità professionale.
  • Educare all’etica: integrare moduli ed insegnamenti di etica e gestione dei conflitti di interesse nei corsi di studio universitari per i medici veterinari. I professionisti devono essere messi nelle condizioni di saper riconoscere e gestire i conflitti di interesse in modo appropriato, anche nell’ambito della ricerca.

In conclusione

Il conflitto di interesse nella sponsorizzazione della formazione e post-formazione dei medici veterinari da parte di grandi portatori di interessi economici, come le aziende farmaceutiche e mangimistiche, è una questione delicata che richiede una gestione attenta e responsabile.

La professione veterinaria deve impegnarsi ad affrontare questa sfida con trasparenza, indipendenza e un forte impegno verso l’etica professionale. Solo attraverso questi sforzi sarà possibile mantenere la fiducia a tutti i livelli nei confronti della professione, garantendo che ogni decisione sia sempre basata sulle migliori evidenze scientifiche disponibili e scevra da qualsivoglia condizionamento.

Nel 2006 il Comitato Nazionale di Bioetica, chiamato a dare il proprio parere sui conflitti d’interesse nella ricerca biomedica e nella pratica clinica ha enunciato: “Il conflitto d’interessi è una “condizione” ineliminabile; esso non è in sé illecito, ma lo diventa soltanto quando provoca comportamenti riprovevoli. Si possono avere vantaggi dall’industria farmaceutica e mantenere ugualmente un’assoluta correttezza di comportamento. Occorre quindi indicare un limite al di là del quale un conflitto d’interessi aumenta con grande probabilità forme di comportamento eticamente censurabili”.

Quello che auspico con il sesto punto del Manifesto per una nuova medicina veterinaria è che non si smetta di vigilare su quel limite.

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Cinzia Ciarmatori

Cinzia Ciarmatori

Sono Cinzia Ciarmatori e ho scelto di diventare medico veterinario e di occuparmi non solo della salute di individui di altre specie, ma anche delle loro famiglie e dell’ambiente in cui tutti viviamo. Leggi di più