05 Giu 2024

Industria della carne e medicina veterinaria. La formazione non può più essere unica.

Il percorso formativo accademico in medicina veterinaria attualmente è unico.
Chi vuole occuparsi della cura, del benessere e della salute degli animali, familiari o selvatici, di salvaguardia ambientale e conservazione della biodiversità deve frequentare anche il percorso previsto per l’industria della carne.

Le ore dedicate a materie che riguardano la zootecnia, l’allevamento (anche intensivo) e la macellazione sono moltissime e non prevedono obiezione di coscienza.
Cosa provoca tutto questo dal punto di vista formativo ma anche da quello psicologico ed emozionale?

Medicina veterinaria, la formazione è unica.

In Italia una delle scuole più antiche “dedicate allo studio delle malattie degli animali e al loro allevamento” è quella di Milano. È stata fondata nel 1791 e chiamata Scuola Veterinaria Minore.
Il ruolo era quello di educare una speciale categoria di maniscalchi in grado di svolgere anche piccole chirurgie e di curare le patologie più comuni del cavallo, ma anche di bovini ed ovini.

In seguito alla riforma napoleonica, nel 1805, la Scuola è diventata triennale. Poi sotto il governo austriaco è stata trasformata secondo il modello viennese, per il quale maniscalchi, ippiatri, veterinari comunali e zooiatri rappresentavano figure professionali diverse.
Nel 1858 tornarono a confluire, con la definizione di un diploma in Veterinaria unico.

Dopo il 1860 la scuola comincia a far capo al Ministero della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia e rilascia il titolo di Dottore in Zooiatria.
Nel 1927 la sede è in aperta campagna, per essere più prossima al mondo agricolo, solo nel 1932 diviene Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano.

Oggi, dopo l’attuazione dei regolamenti che hanno riformato il sistema scolastico a partire dal 1999, la conosciamo come laurea magistrale a ciclo unico LM-42 in medicina veterinaria e ha sede a Lodi.
In Italia ci sono altri tredici corsi di laurea in veterinaria.

Quali sono gli obiettivi formativi?

“L’obiettivo del corso di laurea” si legge sul sito dell’Università degli Studi di Milano “è quello di formare laureati con competenze tecnico professionali ed etiche che consentano loro di svolgere il proprio ruolo nella cura e nella prevenzione delle malattie degli animali da reddito, da compagnia e delle specie non convenzionali, nella vigilanza sanitaria degli animali nell’ambito del servizio sanitario nazionale in relazione ai rischi zoonosici e alle potenziali ricadute sul comparto economico-produttivo, nel controllo degli alimenti di origine animale e delle relative tecnologie di produzione, nella tutela del benessere animale e nella gestione tecnica e sanitaria della produzione, nutrizione e riproduzione delle specie allevate”.

Anche solo l’ordine in cui gli obiettivi sono inseriti mette in evidenza le priorità: le malattie degli animali da reddito e “le ricadute sul comparto economico-produttivo”, il controllo degli alimenti di origine animale, le tecnologie di produzione e la gestione prima tecnica e poi sanitaria delle specie allevate.

Basta leggere il piano di studi dei cinque anni per rendersi conto che la suddivisione delle ore è del tutto sbilanciata a favore di una formazione volta alla preparazione di medici veterinari da impiegare nell’industria della carne, in quella lattiero-casearia e nei macelli.

Il giuramento dei medici veterinari

Ecco cosa giura chi si laurea in medicina veterinaria:

“Entrando a far parte della Professione e consapevole dell’importanza dell’atto che compio prometto solennemente di dedicare le mie competenze e le mie capacità alla protezione della salute dell’uomo, alla cura e al benessere degli animali, favorendone il rispetto in quanto esseri senzienti; di promuovere la salute pubblica e la tutela dell’ambiente; di impegnarmi nel mio continuo miglioramento aggiornando le mie conoscenze all’evolvere della scienza; di svolgere la mia attività in piena libertà e indipendenza di giudizio, secondo scienza e coscienza, con dignità e decoro, conformemente ai principi etici e deontologici propri della medicina veterinaria”.

Quel “favorendone il rispetto in quanto esseri senzienti” e il “promuovere la salute pubblica e la tutela dell’ambiente” come si coniugano con la realtà degli allevamenti intensivi, luoghi di sofferenza e grave privazione per gli animali e riconosciuti come una delle cause primarie di inquinamento ed emissioni climalteranti?

Industria della carne e lavori pratici dei macelli

Lavori pratici nei macelli. Si chiama così la materia di insegnamento che si svolge nei mattatoi.
Obbligatoria e per la quale non esiste la possibilità di obiezione di coscienza.

L’unica obiezione ammessa è quella della legge 413 del 1993, che si riferisce alla sperimentazione animale.
Ma non ci sono attività legate alla sperimentazione nel percorso di studi in veterinaria.

In compenso è obbligatorio assistere all’uccisione di uccelli e mammiferi, anche di poche settimane o mesi come gli agnelli e i vitelli, è obbligatorio formarsi per l’industria della carne anche se si desidera la laurea in medicina veterinaria per scopi opposti, per garantire protezione, cura, benessere agli altri animali, per salvaguardare la biodiversità, la fauna selvatica.

Sono passati più di vent’anni da quando io stessa ho dovuto partecipare a quelle lunghe ore di lezione e ricordo ancora tutto: le grida, il terrore e il dolore negli sguardi di maiali, mucche, pecore, polli e tacchini di ogni età.
Se chiudo gli occhi vedo ancora ogni cosa, sento ancora ogni cosa.

E come me tante colleghe e colleghi, tante studentesse e studenti.
Molti dei quali lasciano gli studi (o non si iscrivono) proprio per questo, cambiando profondamente il volto della medicina veterinaria del presente e del futuro, privandola di sensibilità necessarie.

In conclusione

Allora mi chiedo, alla luce delle profonde trasformazioni culturali e sociali degli ultimi decenni, delle acquisizioni delle neuroscienze e delle scienze cognitive comparate sulla senzienza degli altri animali, della nascita di nuove sensibilità, dell’antispecismo e dell’etica alimentare, per quanto tempo ancora vogliamo lasciare che la medicina veterinaria sia lo specchio del proprio passato, anziché una porta su un futuro di cura e rispetto per tutti i viventi?

Ecco perché il settimo e ultimo punto del Manifesto per una nuova medicina veterinaria chiede una “separazione in indirizzi distinti della formazione dei medici veterinari” perché “non è più possibile accettare che coloro che vogliano formarsi per la cura degli animali familiari, per la tutela e la salvaguardia della fauna selvatica, dell’ambiente e della biodiversità siano costretti a seguire corsi destinati alla formazione di medici veterinari da impiegare nell’industria della carne”.

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Cinzia Ciarmatori

Cinzia Ciarmatori

Sono Cinzia Ciarmatori e ho scelto di diventare medico veterinario e di occuparmi non solo della salute di individui di altre specie, ma anche delle loro famiglie e dell’ambiente in cui tutti viviamo. Leggi di più