Antiparassitari per gli animali e ambiente, qual è il rischio?

Cosa dice l’Agenzia Europea dei Medicinali

“Il rischio ambientale degli antiparassitari utilizzati negli animali da compagnia è negligible. Alla luce di nuovi studi, l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ha avviato una consultazione per verificare la necessità di elaborare nuovi criteri di valutazione”.

Oggi quindi è l’agenzia stessa a riprendere in mano la questione, con un documento che chiede di valutare la sensatezza di nuove analisi sull’argomento.

Ecco il link al concept paper dell’EMA.

 

L’ultima valutazione è di vent’anni fa

Il problema è proprio questo, in vent’anni il numero di animali da compagnia è aumentato in modo esponenziale. E con esso le quantità di antiparassitari utilizzati.

Cani, gatti, conigli, furetti, parliamo di milioni di animali in tutta Europa. Per la precisione di 14o milioni di cani e di gatti in una valutazione del 2018. E se fino a non troppo tempo fa gli antiparassitari topici (cioè ad uso esterno) venivano consigliati nella stagione calda, oggi si tende ad applicarli dodici mesi all’anno, complice l’aumento delle temperature legato al cambiamento climatico.

Sostanze chimiche sempre nuove o a dosaggi più elevati perché i parassiti riescono a sviluppare resistenza.

E con questi animali condividiamo i nostri ambienti domestici ma non solo.

I cani in particolare si spostano con noi ovunque, passeggiano per le strade, giocano nei parchi, si immergono felici nei fiumi e nuotano con noi al mare.

 

Residui di antiparassitari nelle acque reflue

Proprio il ritrovamento di questi residui, in particolare imidacloprid e fipronil, documentato dal lavoro dell’equipe di Teerlink nel 2017, ha dato il via a nuove considerazioni: dagli impianti di trattamento delle acque reflue, dove finiscono queste sostanze tossiche? Con quali danni per gli organismi acquatici?

Questi prodotti non sono letali infatti solo per gli insetti, ma anche per i crostacei.

In più sembrano residuare molto a lungo nell’ambiente.

 

Lo studio olandese

Uno studio olandese del 2019 ha dimostrato che la concentrazione di fipronil a cui non ci si attendono effetti avversi viene superata se solo un 10% della dose applicata viene lavata via dall’1% dei cani.

Un altro studio evidenzia la tossicità degli antiparassitari neonicotinoidi in uso per i cani sugli invertebrati selvatici.

Quando il cane fa il bagno nei fiumi, nei torrenti e nei laghi queste sostanze finiscono inevitabilmente per contaminare interi ecosistemi e catene alimentari.

 

C’è di più

Altre ricerche hanno dimostrato una possibile correlazione tra la drastica diminuzione delle popolazioni di passeriformi selvatici e l’inquinamento ambientale da antiparassitari per cani.

 

Uccelli nel nido

 

Guldemond e altri studiosi hanno osservato infatti che molti piccoli muoiono a causa dei residui di sostanze tossiche nel pelo dei cani che i genitori utilizzano per costruire il nido…

 

La scadenza non è lontana

Il documento dell’EMA riporta la data del 31 Ottobre 2020 per la scadenza della consultazione, e mi auguro che ci sia la volontà di approfondire un argomento così importante.

Per noi, per gli animali e per l’ambiente.

Non possiamo pensare che proteggere gli animali con cui viviamo dai parassiti e da patologie ad essi correlate possa costare la vita di milioni di altri esseri viventi e la distruzione degli habitat.

Anche perché il cocktail di sostanze tossiche nell’ambiente sta raggiungendo proporzioni inimmaginabili e cominciamo a capire solo ora che i danni di sostanze combinate tra loro sono spesso imprevedibili. E molto più gravi della somma delle singole tossicità.

Purtroppo l’abbiamo imparato a spese delle api, che muoiono a milioni proprio per questo.

 

Cosa possiamo fare

Credo sia davvero importante aumentare il nostro livello di attenzione e di consapevolezza, ogni azione ha conseguenze, anche schiacciare distrattamente una pipetta di antiparassitario in mezzo al pelo di un cane, fargli una carezza e portarlo a giocare al fiume con un bastone.

Chiedere consiglio al proprio medico veterinario per scegliere l’antiparassitario più adatto per la zona in cui si vive e per le abitudini dell’animale può essere un buon punto di partenza. 

Così come limitare l’utilizzo delle sostanze più tossiche ai momenti dell’anno o ai luoghi davvero a rischio e utilizzare gli oli essenziali nei periodi o nelle zone di minor esposizione.

E ovviamente evitare di far entrare in acqua i cani poco dopo il trattamento.

Piccoli gesti con conseguenze importanti per tutti.

 

Grazie a  Celine Sayuri Tagamion di Unsplash e a i 42 North di Pexels per le foto

 

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