Omeopatia veterinaria per animali e ambiente

Omeopatia, come nasce?

La medicina convenzionale in occidente come sappiamo è di tipo allopatico: fonda le sue basi su uno dei principi di Ippocrate secondo il quale i contrari si curano con i contrari, contraria contrariis curentur.

Il medico tedesco Christian Friedrich Samuel Hahnemann, ha sviluppato un metodo di cura basato sul principio opposto, anche questo teorizzato da Ippocrate più o meno nel 400 a.C.: i simili si curano con i simili, similia similibus curentur, l’omeopatia.

Ha teorizzato principi e regole di questo approccio alla cura nel 1810 in un’opera intitolata Organon, dell’Arte del guarire.

La medicina omeopatica è utilizzata in tutto il mondo da milioni di persone, ma anche animali e piante possono trarre vantaggio da questo metodo di cura.

Ce lo dimostrano ad esempio i lavori di ricerca sui vegetali della dottoressa Lucietta Betti dell’Università di Bologna, che da oltre vent’anni si occupa di sperimentare l’efficacia dell’omeopatia sulle piante.

 

Omeopatia come atto medico

Si tratta a tutti gli effetti di un atto medico, omeopatia, fitoterapia e agopuntura sono infatti medicine non convenzionali regolamentate, al fine di garantire ai cittadini (e agli animali!) la più ampia libertà di scelta terapeutica e assicurare il più alto livello di sicurezza e informazione.

È richiesta in ambito veterinario una formazione almeno triennale in scuole certificate, con superamento di esame finale e ulteriori requisiti per poter accedere alla qualifica di medico veterinario esperto in omeopatia.

La FIAMO (Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati) ha raccolto in un database dinamico consultabile a questo link una rassegna delle evidenze scientifiche, in costante aggiornamento.

 

Perché scegliere l’omeopatia?

Fatte queste doverose premesse viene da chiedersi su quali patologie è possibile l’impiego dell’omeopatia in veterinaria.

Conoscere approcci differenti dall’allopatia permette di poter scegliere se e quando utilizzare farmaci allopatici, qualunque sia la patologia, limitando l’utilizzo ai casi in cui sono indispensabili. Riducendone così gli effetti avversi e tossici che coinvolgono inevitabilmente anche l’ambiente, gli ecosistemi e tutti gli animali che li abitano, noi compresi.

Impossibile non pensare alla crescente emergenza antibioticoresistenza, che miete centinaia di migliaia di vittime all’anno in tutto il mondo… L’Italia tra l’altro è prima in Europa per numero di vittime e le previsioni per il 2050 sono terribili.

 

Antibioticoresistenza 2050

Antibioticoresistenza nel mondo, previsione per il 2050

 

Non a caso proprio l’omeopatia, insieme a fitoterapia e all’impiego di oligoelementi sono indicati dal regolamento europeo 889/2008 come sistema di cura prioritario nell’allevamento biologico.

Il regolamento è consultabile a questo link.

 

Omeopatia: patologie acute o croniche?

Si tratti di patologie acute o croniche l’omeopatia può venirci in aiuto. Da sola o in integrazione ad altre terapie in base al singolo caso, purché ci si affidi a medici veterinari esperti e formati.

La scelta non corretta del farmaco omeopatico infatti può avere eccome conseguenze, che il medico veterinario esperto in omeopatia conosce ed è in grado di evitare o di contrastare.

Si tratta di scegliere tra gli oltre settemila rimedi (e sono in continuo aumento!) provenienti dal mondo vegetale, animale e minerale, nella diluizione o potenza più indicata, da somministrare con una determinata frequenza, valutando l’energia vitale del paziente. E conoscendo le caratteristiche dell’aggravamento omeopatico, sapendo come evitarlo o limitarlo.

L’omeopatia è dunque una disciplina complessa, con leggi e regole da conoscere e rispettare per trarne il meglio e non far danno, che non si basa sui sintomi della malattia ma sull’intera storia biopatografica dell’individuo, sul suo modo peculiare di restare in salute e di ammalarsi quando l’equilibrio psico-fisico viene a mancare.

 

Alcuni rimedi omeopatici “famosi”

Uno tra i rimedi omepatici più noti è senz’altro Arnica montana, una pianta perenne dai fiori giallo-arancio che cresce in prati e pascoli sulle Alpi e sugli Appennini.

È indicato in genere in caso di trauma, un colpo accidentale ad esempio o una caduta, con contusione, distorsione, ematoma e stato di prostrazione. Può essere utile anche in corso di febbre elevata, con calore della testa ma estremità fredde. Si tratta in genere di pazienti che in queste situazioni non amano essere toccati, sono ipersensibili.

Anche Belladonna, una solanacea dalle bacche scure, può essere d’aiuto in caso di febbre elevata che compare all’improvviso. Anche in questo caso la testa in genere è calda e le estremità fredde, ma non si osserva il terrore di essere toccati tipico di Arnica. La pelle è calda, bruciante, emana calore, il tartufo spesso è secco, si tratta di animali che tendono alla paura immotivata e tentano la fuga, spesso cercano luoghi bui in cui nascondersi.

Belladonna può essere d’aiuto anche in corso di congiuntiviti, orchiti e metriti (infiammazioni di testicolo e utero rispettivamente).

Un altro rimedio senz’altro ben noto è Nux Vomica, utilizzato per molti disturbi dell’apparato digerente. Si tratta spesso di soggetti con una digestione laboriosa, dolori da colica, intossicazioni alimentari o da farmaci. In genere sono animali che tendono all’aggressività, intolleranti alla contraddizione, sempre allerta e voraci.

Ogni rimedio quindi ha caratteristiche che dovranno corrispondere secondo la legge di similitudine, uno dei principi cardine dell’omeopatia, alle modalità mostrate dall’animale. 

 

In conclusione

L’omeopatia veterinaria rappresenta un metodo di cura valido ed efficace per gli animali con cui scegliamo di vivere. Che siano cani, gatti, conigli o cavalli, ma non solo! 

Nelle patologie cronico-degerative e nei disequilibri del sistema immunitario, sia per le allergie che per le malattie autoimmuni sempre più frequenti anche in veterinaria, l’omeopatia da sola o associata ad altre terapie può davvero migliorare la vita dei pazienti. E delle loro famiglie. 

Senza mai dimenticare i vantaggi per l’ambiente, la fauna selvatica e la nostra stessa specie…

 

Articolo di Cinzia Ciarmatori

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