Plastica quanta ne assumono gli animali?

Mi sto interessando da tempo al tema dell’inquinamento degli ecosistemi e delle conseguenze sugli animali, e senza dubbio la plastica è uno dei capitoli principali.

Si tratta di una sostanza così onnipresente nelle nostre vite che faccio fatica a pensare che sia stata inventata solo nei primi anni Sessanta del secolo scorso, eppure in un tempo così breve soprattutto se paragonato all’età del pianeta e di molti dei suoi abitanti è ormai ovunque: nell’aria, nell’acqua e nelle bevande, nel cibo.

L’immagine della carta di credito che ognuno di noi ingerisce in una settimana, 5 grammi di plastica, è terribile ed emblematica e la puntata di Indovina chi viene a cena? di Sabrina Giannini dedicata all’argomento è come al solito un pugno allo stomaco.
Se l’avete persa la trovate a questo link.

Contenitori di plastica, bottiglie e bottigliette, pellicola per avvolgere i cibi, vaschette di polistirolo, cosmetici, vernici, giocattoli per i bambini non inquinano solo quando vengono buttati via (sì perché una percentuale davvero minima di tutta la plastica prodotta può davvero essere riciclata), inquinano anche perché molte sostanze passano direttamente al cibo e all’acqua con i quali vengono a contatto.

 

Uno scempio per l’ambiente

Una delle più note aziende produttrici di bevande gasate sforna più di 4.000 bottiglie al secondo, circa 120 miliardi all’anno, e le Nazioni Unite nel 2018 hanno candidamente ammesso che nei prossimi 10-15 anni la produzione di plastiche non farà che aumentare.

Il Segretario generale António Guterres ci informa che nel 2050 se “l’attuale tendenza prosegue, negli oceani ci sarà più plastica che pesce”.

Bella prospettiva davvero.

Muoiono animali ovunque per l’inquinamento da plastica, cetacei, tartarughe marine, albatros, pesci, oltre un milione e mezzo all’anno secondo le stime. Una strage di cui tutti ci stiamo macchiando le mani.

E oltretutto il dramma non è solo nei residui di plastica, frammenti più o meno grandi presenti ovunque, ma nelle sostanze tossiche legate a questo materiale, molte delle quali agiscono come interferenti endocrini.

 

Cosa sono gli interferenti endocrini?

Una delle prime a parlarne è stata nel 1991 (Sì, avete letto bene…) la professoressa emerita di zoologia del Colorado Theo Colborn.
Ha definito interferenti endocrini tutte quelle sostanze, molecole o agenti chimici composti, con proprietà ormoni-mimetiche (cioè simili agli ormoni) che causano anomalie negli individui e alterazione della loro riproduzione.

Alcune sostanze sono di origine naturale, come i fitoestrogeni contenuti nella soia, altre sono prodotte dall’industria farmaceutica e dal comparto chimico in generale, il bisfenolo A per esempio, moltissimi pesticidi, i ftalati tanto per citarne alcuni, ma sono tantissimi e spesso combinati tra loro.

Il bisfenolo A fino ad una decina di anni fa era anche nei biberon dei bambini, ora molti Paesi l’hanno vietato ma è ancora presente in ambito alimentare.

Tutte queste sostanze interferiscono pesantemente con il sistema endocrino degli organismi viventi e probabilmente i danni che stiamo osservando sono solo la punta dell’iceberg, nessuno sa in che modo gli effetti delle singole sostanze si combinino tra loro quando vengono assorbite dallo stesso individuo anche se fossero, prese singolarmente, entro dosi consentite dalla legge.

Per saperne di più vi consiglio la lettura di questo libro.

 

Farmaci come caramelle

Che poi, tra parantesi, è quello che accade anche con i farmaci: nessuno sa cosa succede quando si prendono tanti farmaci insieme nel corso della vita, antibiotici, antinfiammatori, cortisonici, antipertensivi, ipoglicemizzanti, statine, antidepressivi, tanto per citare quelli che più frequentemente vedo assumere dalla fascia di popolazione che supera i cinquant’anni (se va bene).

Cocktail di farmaci assunti tutti i giorni per decenni. Sarebbe interessante che gli studi su effetti avversi e collaterali ne tenessero conto e che invece di un generico “evitate il tal farmaco se prendete il tal altro” dicessero chiaramente che non ci sono informazioni disponibili su ciò che accade.

Lo stesso vale per gli animali che vivono con noi: anche loro sono esponenzialmente più colpiti rispetto al passato da patologie croniche e degenerative e assumono per anni molti farmaci contemporaneamente, antibiotici, cortisonici, antinfiammatori/antidolorifici, antipertensivi, farmaci cardiologici, chemioterapici, ormoni.

E gli antiparassitari?

All’argomento antiparassitari, sostanze tossiche anche per l’ambiente, somministrati ogni venti o trenta giorni per mesi e anni a milioni di cani e milioni di gatti mi dedicherò presto in modo più approfondito. Se possibile è un argomento che mi sta ancora più a cuore, soprattutto in relazione allo sterminio di animali straordinari come le api.

 

Quanta plastica assumono gli animali che vivono con noi

La verità non è solo che non lo sappiamo, ma che ad oggi non mi risultano ricerche volte ad indagarlo.
Ma se consideriamo che:

  • L’acqua che bevono è quella che beviamo anche noi
  • Il loro cibo è prodotto industrialmente e confezionato e conservato anche per lunghi periodi in confezioni di plastica o di alluminio (a volte neanche rivestito)
  • I contenitori in cui mangiano e bevono sono di plastica  
  • I giocattoli sono soprattutto di plastica e di gomma

Mi sento di dire con buona approssimazione che altro che una carta di credito a settimana…

 

Cosa possiamo fare?

Una cosa più di ogni altra: attenzione.

  • Possiamo sostituire le ciotole di plastica (e di alluminio!) con contenitori di ceramica o vetro
  • Possiamo fare attenzione alla loro alimentazione, scegliendo cibo fresco, di alta qualità e che rispetti le caratteristiche della specie (e questo non solo per la plastica ma anche per l’elevata probabilità di ridurre la necessità di farmaci!)
  • Possiamo scegliere con cosa farli giocare
  • Possiamo chiedere maggior sicurezza

Possiamo smettere di pensare che tanto non cambierà mai nulla, perché quelle 4.000 bottiglie al secondo esistono perché qualcuno le consuma!

 

Post Scriptum

In questo momento di pandemia, nel quale dovremmo perlomeno cominciare a capire quanto la nostra vita dipenda strettamente da qualunque altra forma di vita e dall’ambiente, non abbandonate guanti e mascherine nei piazzali dei supermercati.

Lo trovo incivile, irrispettoso, ingiusto e terribilmente inquinante. Mettete una busta o un contenitore in macchina e smaltiteli a casa. Ogni gesto che da solo sembra futile moltiplicato per qualche miliardo di persone è l’unica cosa che può cambiare il mondo.

 

Articolo di: Cinzia Ciarmatori

Tutti i diritti riservati

 

Foto: ansa.it; ok-salute.it;

 

 

 

 

 

 

 

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